Tratto da: LIN YUTAN - Importanza di capire - TEA - Tascabili degli Editori Associati

Chang Nai 1600 circa

Il titolo cinese di questo saggio (Shi Chi Sbuo) significa alla lettera Il meccanismo del riposo; e all’idea del riposo sono strettamente associate quelle di “rinfresco”, “ristoro”, «ricupero”, e inoltre anche quella di crescita: la parola cinese shi ha infatti tutti questi significati. Non solo, ma indica anche il “respiro”. Il riposo è insomma considerato un processo continuo silenzioso, che aiuta la crescita e ristora le forze.

 

Da quando sono giunto alla capitale abito una stanza con due divani. Yu Shu Ho ed io spesso sediamo a chiacchierare, oppure bruciamo un po’ d’incenso e leggiamo, e quando siamo stanchi ci distendiamo, per poi rimetterci ritti e riprendere la lettura. Questo genere di vita ci piace. A volte, tornando nella nostra stanza, essa mi sembrava troppo piccola, scomoda, poco favorevole al riposo e a un abbandono ristoratore. Ma poi mi son reso conto che le circostanze fisiche non c’entrano per nulla. Mencio ha parlato del continuo processo di “crescita e ricupero” [shi) negli alberi e negli uomini, processo che non s’interrompe “né di giorno né di notte”, e noi chiamiamo shi l’espulsione del respiro nella respirazione. Chiamiamo anche il crescere e prosperare delle piante e il prolificare degli animali sheng shi e tse shi. chiaro che questo “riposo” è associato alla vita, non alla morte o alla cessazione dell’attività. Si può paragonare l’atto del riposare a quello lo di coprire il fuoco di una fornace o di un braciere con cenere calde: il fuoco continua ad ardere, pronto a divampare in fiamma quando vi aggiungiamo combustibile. Invece, interpretando il riposo come una cessazione dall’attivita lo paragoneremmo allo spegnere la fiamma di una lampada a olio: tale è l’idea volgare del sonno. Quando Mencio parla del “riposo” che continua giorno e notte, intende dire che il processo della crescita e tutti quei processi fisici che mantengono l’equilibrio del nostro corpo non s’interrompono mai. Il respiro viene continuamente inspirato ed espirato, in un alternarsi che ricorda quello del sole e della luna o il crescere e decrescere delle maree. I processi che mantengono inalterato il nostro equilibrio organico continuano anche nelle ore di attività, non sono limitati alle ore di riposo. Cosi’, un uomo addestrato a questo non perde mai la calma durante il lavoro quotidiano e nei necessari contatti con la gente; non si lascia prendere dall’agitazione quando ha molto da fare, e risolve i suoi problemi con chiarezza e semplicità. Yang Ming continuò a discutere di filosofia anche durante le sue campagne militari; dal che si vede che un uomo può conservare la calma anche in tempi di energica attività. Nelle piante, i fiori e i frutti crescono in alto, mentre le radici sono nascoste sotterra, ma non v’è momento in cui la spesa di energia non venga compensata e la pianta non sia nu­trita. L’energia vitale circola continuamente dalle foglie e dai frutti alle radici, e quando questo flusso d’energia si attenua o manca, non v’è né crescita né ricupero.

La vita umana dipende interamente da questa forza vitale. Perciò si dice che dobbiamo mantenere l’equilibrio, perché tale forza non venga meno. Il pensiero e tutte le deliberazioni dipen­dono da questa calma e da quest’equilibrio, uno stato di completo riposo dalle fatiche e dai fastidi, in cui uno si sente padrone della situazione. Perciò si dice anche: “Non importa se ciò che ti circonda è agitato, purché la mente sia calma.” Perché quando la mente è in grado di mantenere l’equilibrio, sentiamo che le circostanze ambientali non possono turbarlo. Dunque, non è vero che

il riposo e la calma dipendono dalla situazione fisica o dalle circostanze materiali.

Il metodo giusto non è dunque quello di cercare la calma nelle condizioni materiali, ma quello di cercarla nella mente. Esa­minate voi stessi ponendovi queste domande: Sono calmo o agi­tato quando mi attende un programma di lavoro molto intenso? Dormo bene? Parlo troppo? Mi concedo troppo spesso scatti d’or­goglio o d’ira? Sono dogmatico e presuntuoso, oppure sono ca­pace di guardare la vita con distacco, dal di fuori? Se sono calmo, se dormo bene, se non parlo troppo, se non sono orgoglioso nè iroso, se so guardare la vita dal di fuori, allora le mie forze vengono di continuo ristorate, e tutte le mie attività vanno a nutrire la mia energia vitale, come fuoco in un braciere coperto di cenere. In caso contrario questa energia vitale viene dissipata e quasi logorata ed esaurita in un’agitazione continua. Allora, an­che mentre siedo ozioso ad occhi chiusi, la mia mente è occu­pata da un tumulto di pensieri che non mi concedono vero ri­poso. L’uomo ha bisogno di cibo per nutrire il sangue e mante­nere l’equilibrio organico compensando le perdite con un nuovo apporto di forze. Certuni, dallo spirito inquieto, fanno sogni inquieti la notte, o siedono oziosi come statue di legno durante il giorno. Oggi vi sono persone che cercano di far questo, e si chiudono in una silenziosa sala di meditazione e si comportano come spiriti privi di corpo mortale. Dove sono allora la vitalità e la crescita? Un proverbio dice: “Tsang Men [la strada più affollata di Soo Chow] è un buon posto per studiare,” e significa che uno vi può studiare purché sia padrone di se stesso.

Shu Ho pensa che uno dovrebbe avere un lettuccio accanto alla scrivania, per distendersi quando è stanco di vedere gente o di leggere o di scrivere, o dopo un divertimento o una lunga conversazione. Questo significherebbe procurarsi quel che si può chiamare “una piccola [temporanea] pace”. Lung Chi dice: “L’uomo perfetto riposa, ma non dorme.” Il respiro della vita ci ristora, ma nel sonno l’anima dell’uomo vaga lontana dal suo corpo. Cercare questa calma e questo riposo durante l’attività e il lavoro significherebbe raggiungere quel che si può ben chia­mare “la grande intimità pace”. Scrivo questo a beneficio di Shu Ho. Un antico proverbio dice: “L’acqua corrente non puzza, e un cardine sempre usato non arrugginisce.” Cuang Tse dice: “L’uomo perfetto non sogna”; e per uomo perfetto s’intende quello dotato di grande forza spirituale. Anche la citazione da Mencio illustra chiaramente l’idea. Mencio dice anche: “Come può la natura rimanere bella quando ogni giorno le si sottrae qualcosa? Come può rimanere bella una foresta se ogni giorno il tagliaboschi abbatte un albero? Certo c’é la notte per ristorare le forze, e c’é l’aria nutriente del primo mattino ma ciò che viene cosi recuperato e presto dissipato nell’attinta del giorno. Con questo continuo intaccare il patrimonio spirituale dell’uomo, il riposo e il ricupero della notte non sono più sufficienti a mantenere invariato il livello e allora l’uomo si degrada a uno stato non lontano da quello della bestia. La gente vede ch’egli si comporta come una bestia e crede che sia sempre stato un uomo privo di carattere. Ma è questa la vera natura dell’uomo?”

 

 

 

 

 

L'intagliatore Qing

Un sovrano aveva commissionato all'intagliatore Qing un piano in legno per campane entro quindici giorni. I primi giorni Qing sembra essersi dimenticato del tutto del compito, si dedica ad altre cose, digiuna, non si preoccupa del tempo che passa. Durante una passeggiata però ecco l'illuminazione: alla vista di un albero particolare Qing esclama di aver trovato il legno esatto e, tornato nel suo studio, conclude il suo compito in poco tempo. Il sovrano rimane esterrefatto dalla bellezza del supporto. 

Questa storia esemplifica due concetti: ''wang'' (oblio) e ''shen'' (spirito). Qing è riuscito nel suo lavoro perché la sua mente ha dimenticato il lavoro stesso. L'oblio permette di imparare, perché se uno pensa troppo alle regole o al risultato finale, non riesce nel suo intento. Le regole comunque non si dimenticano, sono in un "serbatoio" a cui possiamo sempre attingere, uno spirito che si risveglia nel momento propizio. Esso è lo ''shen'' che è un inconscio collettivo che memorizza tutto anche se non ce ne accorgiamo. Un esempio pratico è quello del musicista: quando improvvisa non pensa a che scala sta suonando, a come si fa un certo accordo, ma esegue e basta attingendo dal bagaglio di conoscenze che aveva formato all'inizio della sua carriera.

Chuang Tzu

 

 

 

 

 

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